GAREGGIARE TROPPO O TROPPO POCO

GAREGGIARE TROPPO O TROPPO POCO

Una gara ogni domenica

Il calendario gare podistico locale, nazionale e internazionale propone infinite, tra competitive e non competitive, opportunità e per il runner goloso è come se fosse quasi sempre Natale. Ogni domenica (e sabato e sere d’estate) è presente una proposta per gareggiare. Inoltre più il movimento più cresce, più crescono le gare di corsa (non sempre con una pari crescita di qualità) ed sembra un vero peccato perdere una delle opportunità offerte.

La corsa poi è per molti un momento di condivisione, ritrovarsi con gli amici, farsene nuovi, diventa difficile rinunciare a qualche evento. A questo si aggiungono le gare che le rispettive società sportive richiedono di essere presenti ai propri tesserati, o per sfide sulle presenze o per accordi con gli stessi organizzatori delle gare. Gli stimoli sono tanti e dire di no è complicato. Sì appunto perché un runner dovrebbe rinunciare a qualche gara?

La moglie (o il marito) ubriaca/o e la botte piena

Non c’è nulla di male a partecipare a tutte le gare, sempre che non si pretenda di voler tirarle tutte al 100%, che non si pretenda di avere ottimi risultati in tutte, che non si torni a casa arrabbiati se non si è ottenuto il tempo sperato e, soprattutto, se si ha molta fortuna che permetta di non infortunarsi.

Non siamo macchine. In realtà come le macchine rispondiamo a stimoli, come le macchine ci rompiamo, ma abbiamo una resa nel tempo minore. L’allenamento funziona così: forniamo degli stimoli al nostro fisico impegnativi, una serie di stimoli concatenati con una logica che “sconvolgono” lo stato di equilibrio  del nostro corpo che,  durante il recupero si ricostruisce più forte, trovando un nuovo stato di equilibrio, per essere pronto nel caso si ripresentino ulteriori stimoli altrettanto impegnativi (spiegazione semplificata del fenomeno di Supercompensazione). Se il corpo per un periodo non riceve più stimoli, tende a tornare alla situazione precedente di equilibrio (e lo fa molto in fretta) perdendo gli effetti dell’allenamento. Se invece continua a ricevere input sempre più impegnativi, rispettando i tempi di recupero, continuerà a migliorare, poi ad un certo punto continuando a ricevere stimoli simili (nell’intensità dell’allenamento si raggiunge un limite non superabile) ad un certo punto non migliorerà più e nel tempo tenderà addirittura a peggiorare. Non siamo macchine, dicevo. Il continuo gareggiare crea una somma di stimoli molto importanti che il corpo ad un certo punto non riesce più a recuperare al meglio e anzi oltre a non migliorare più ci sarà un momento in cui “tira i remi in barca” e si avrà un peggioramento evidente. Inoltre non è raro che un runner, a fronte di miglioramenti che non arrivano più, invece di recuperare, inserisca ulteriori lavori qualitativi (ripetute e parenti) che, sommati alle continue gare ( che potremo considerare anch’esse allenamenti qualitativi), portano ad un alto stress da cui servirà molto tempo per riprendersi (anche mesi).

La forma e la periodizzazione dell’allenamento

Siamo fatti così. Abbiamo bisogno dei nostri tempi. Il momento di forma è individuabile in un periodo di circa 2 mesi, 2 mesi e mezzo (dipende dall’atleta e soprattutto dalla programmazione che si è fatto) in cui il picco di forma all’interno è ancora un periodo più breve. Non è un caso che i top runner fissino solo alcuni importanti appuntamenti l’anno. Terminato il periodo di forma, che se ci si è preparati bene coincide con il periodo gare, è inutile insistere, ma è meglio inserire un periodo di transizione (puoi leggere qui di cosa si tratta) per poi programmare la nuova stagione con un nuovo periodo di preparazione e costruzione (leggi qui), dove andare a sistemare le lacune della stagione precedente, ottimizzare i punti di forza, per cercare di ottenere i miglioramenti nell’anno (o nella stagione) successiva.

Gareggiare troppo poco

Esiste anche il problema inverso, gareggiare troppo poco. Certe qualità, sia fisiche che mentali, hanno bisogno della gara per essere allenate. Una cosa è correre da soli, una cosa è con lo stimolo del confronto e della competizione. Esistono ovviamente allenamenti dove si imposta ritmo gara (ripetute ritmo gara, corti veloci, simulazioni, ecc…), ma come la gara stessa non c’è nulla di paragonabile. Gestire le emozioni, la strategia di gara non dissennata, impostare una gara sul ritmo senza guardare niente e nessuno, oppure prendere “il treno” di runner simili e stare al gioco dei cambi di ritmo, sono tutte cose che vanno provate. Come anche testarsi, perchè in gara a volte ci si sorprende di se stessi, soprattutto se l’allenamento è stato corretto. Se si punta ad una o più gare è importante gareggiare sia nel periodo specifico che all’inizio del periodo gare, non per forza sulla stessa distanza della gara obiettivo (soprattutto se preparate una Maratona) ma costruendo un percorso logico, che rispetti i tempi di recupero, che vi porti alla gara o alle gare obiettivo. Chi gareggia su gare più brevi potrà anche gestire un calendario di più gare che solitamente coprono un trimestre, modulando bene la preparazione ed evitando le gare inutili.

Ho capito, ma voglio partecipare ogni domenica

Con questo articolo non voglio dire a nessuno di non andare tutte le domeniche alle gare, ma se decidete di farlo cercate di impostare una bozza di preparazione in cui alcune gare siano semplicemente un allenamento di corsa lenta, un progressivo, una corsa rigenerante (soprattutto le non competitive), non tenete sempre il gas a manetta, otterrete risultati migliori e soprattutto darete più continuità alla vostra corsa, riducendo i rischi di infortunio. Dico invece a chi partecipa poco, abbiate coraggio, confrontatevi, è vero che molti runner gareggiano solo contro se stessi, ma per farlo al meglio, avrete bisogno di capire come siete durante una gara.

Infine c’è chi non gareggia mai per scelta e, chiaramente, va bene così, importante è divertirsi e stare bene.

Simone

Runner 451