Corsa lenta: la ZONA 2 è davvero utile?

Ciò che nessun runner vuole sentirsi dire

Se corri tre o quattro volte a settimana e hai già diversi giorni di riposo, è normale chiedersi: perché dovrei sprecare un allenamento a correre piano? La domanda è legittima, e in questo video la affronto senza semplificazioni, smontando uno dei malintesi più diffusi tra i runner.

La risposta breve è che rallentare non è sprecare tempo di allenamento, ma investirlo nel modo più efficace possibile. Quella lunga la trovi nel video qui sotto.

Le radici storiche della corsa lenta: da Arthur Lydiard a oggi

Tutto nasce con Arthur Lydiard, l’allenatore neozelandese degli anni ’60 che per primo teorizzò la preparazione piramidale: alla base della piramide c’è la corsa lenta e la resistenza aerobica, non come esercizio di riscaldamento, ma come fondamenta su cui costruire tutto il resto.

Lydiard non era un teorico da scrivania: era l’uomo che portava atleti sul podio olimpico. La sua intuizione era semplice quanto rivoluzionaria: una base aerobica solida ti permette di tollerare e assorbire i lavori intensi. Senza di essa, il lavoro veloce ti brucia in fretta, aumenta il rischio di infortuni e apre la porta al sovrallenamento.

L’80/20 non è un dogma: capire la distribuzione dei carichi

L’80/20 (80% a bassa intensità, 20% ad alta) è il principio più citato nel mondo della corsa, ma non è una legge universale. Nel video spiego perché preferisco un modello piramidale, con circa il 70/75% in zona 1 e 2, il 15/20% a media intensità e solo il 5% ad alta intensità, specialmente per chi prepara mezze maratone e maratone senza raggiungere i 100 km settimanali.

La distribuzione dei carichi cambia anche durante la stagione: più si avvicina la gara, più la zona 3 diventa importante per abituare il corpo al ritmo gara. Ma questo non significa togliere spazio alla corsa lenta, significa stratificare con intelligenza.

La zona grigia: il vero nemico del runner amatore

Il problema non è che corri troppo piano. Il problema è che spesso non corri abbastanza piano quando dovresti.

Quella zona intermedia, né facile né davvero intensa, è la trappola in cui cadono la maggior parte dei runner. Si corre in zona 3 pensando di fare un lento, si accumula fatica sistemica, e quando arriva il giorno delle ripetute o del lungo, le gambe non rispondono. Il rischio di infortuni non nasce nei lavori veloci: nasce nella somma di lavori mai abbastanza lenti.

Asincronia del recupero: perché chi corre poco ne ha ancora più bisogno

Uno dei concetti più importanti che approfondisco nel video è quello di asincronia del recupero: i diversi sistemi del corpo recuperano a velocità completamente diverse.

Il sistema metabolico (glicogeno, riserve energetiche) si ripristina in circa 24 ore. Il sistema nervoso richiede fino a 48 ore. Il sistema meccanico, cioè tendini, legamenti, ossa e cartilagini, può richiedere anche 3/4/5 giorni. E per un amatore che lavora, gestisce una famiglia e non ha un team di recupero alle spalle, questi tempi si allungano ulteriormente.

Ecco perché chi corre poco ha bisogno di più recupero, non di meno. E la corsa lenta non è solo allenamento: è uno strumento di recupero attivo che aiuta il sistema meccanico a rigenerarsi senza sovraccaricarlo.

Decontrazione e interocezione: i benefici nascosti della corsa lenta

C’è un altro aspetto della corsa lenta di cui si parla raramente: è l’unico momento in cui puoi davvero allenarti a correre rilassato.

Durante le ripetute sei in modalità sopravvivenza. Nella corsa lenta, invece, puoi fare continui check su spalle, braccia, respiro, postura. Puoi sviluppare quella che in fisiologia si chiama interocezione, cioè la capacità di percepire cosa sta succedendo dentro il tuo corpo mentre ti muovi.

Un muscolo contratto consuma più ossigeno, si stanca prima ed è più soggetto agli infortuni. I maratoneti d’élite scivolano sull’asfalto anche grazie ai volumi di corsa lenta che hanno accumulato negli anni. 

Cosa trovi nel video

Nel video entro nel dettaglio su tutti questi punti, con esempi pratici e spiegazioni tecniche accessibili anche a chi non ha un background scientifico. In particolare trovi: perché i mitocondri aumentano di più con i volumi a bassa intensità, come calcolare correttamente le zone cardiache (senza questo, tutto il resto non ha senso), come distribuire i carichi su mesocicli e microcicli, anche senza ragionare per forza su base settimanale, quando e come inserire la zona 3 in modo utile, senza sabotare il recupero.

Guarda il video completo qui sopra e poi dimmi: sei sicuro che la tua corsa lenta sia davvero lenta?

Simone Cellini

Creatore di Runner 451, allenatore running, laureato in Scienze motorie, laureato magistrale in scienze politiche – sociologia, Master EMBA, preparatore atletico

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