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LA SCOMODITA' DELLA ZONA DI COMFORT

zona di comfort


La Zona di Comfort

Ognuno di noi si sarà sentito dire: per crescere, per imparare bisogna uscire dalla zona di comfort. Questo vale sia per l'individuo che per il team. Una degli aforismi più sentiti è proprio "la frase più pericolosa che si possa sentire in un'azienda, in un gruppo, tra le mura di casa è abbiamo sempre fatto così". Ogni giorno, nel nostro percorso evolutivo, la conduzione della nostra vita vive in un equilibrio continuo tra due forze, una guidata dal cambiamento, che ci porta a sperimentare cose nuove e una che ci trattiene con forza sul nostro sentiero, che ci tenta continuamente, come un divano dopo 12 ore di raccolta dei pomodori nei campi. Per questo  in ogni corso di formazione ci viene detto che dobbiamo allenarci ad uscire dalla zona di comfort, fare un fioretto quotidiano, allenarci fino a che ciò che era esterno alla zona vi entri dentro.

La zona di comfort è così confortevole ?

E se la zona di comfort fosse in realtà fintamente comoda? Se invece di essere la zona dove ci esprimiamo al meglio è in realtà una prigione dove siamo ciò che pensiamo di essere, un  limbo che vive sull'equilibrio tra alibi e inconsapevolezza? 

Come nel film Matrix dove nella realtà virtuale creata dalle macchine tutti vivono in una zona di comfort, dove è più facile non "sentire" che qualcosa non torna, ma è più facile cullarsi nella felice finzione. 

Ma è davvero così comoda la zona di comfort? 

Nel caso affermativo allora perché affannarsi così tanto a provare ad uscirne, ad acquisire nuove competenze, solo perché ci dicono che è meglio così? 

Sono convinto che in realtà la zona di comfort sia una zona scomoda, una zona che non permette all'individuo di essere tale, di essere al passo con i tempi, di realizzarsi al massimo. 

Viviamo in una realtà dinamica, possiamo affrontarla in modo statico?


Le persone, le organizzazioni hanno tutte la felice opportunità di poter continuare ad apprendere, ad evolvere. Non è facile, ma non è scomodo, è scomodo non farlo, perché chi non lo fa è fermo e chi è fermo è perduto. Senza ansia, con la gioia di avere un'identità in continuo movimento, con la tranquillità di non trovarsi un giorno con la consapevolezza che l'essere stati sul sofà delle abitudini abbia creato un gap incolmabile.


Zona di comfort e corsa

Questo discorso vale nella vita, come può valere nello sport e nella corsa. Il miglioramento, le soddisfazioni avvengono tramite i risultati (qualunque obiettivi vi siate posti). Il nostro corpo ci dice chiaramente che per migliorare ha sempre bisogno di nuovi stimoli: così la programmazione dell'allenamento non può essere la stessa tutti gli anni, come a maggior ragione non si trarrà benificio nel effettuare sempre gli stessi allenamenti, agli stessi ritmi negli stessi percorsi.

Ci vuole solo un po' di coraggio, ma per fortuna i runner ne hanno da vendere. 

Simone
Runner 451