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L'ATLETICA ITALIANA E LE OCCASIONI MANCATE



Per noi amatori  De Coubertin è sempre valido, anche se a "l'importante è partecipare" aggiungerei volentieri "e che ti diverta e faccia del tuo meglio". Per chi invece gareggia a livello professionistico
credo non sia sufficiente.

Senza dubbio partecipare ad un mondiale, o ancora più alle Olimpiadi, è una cosa che già da sè è un grande onore. Proprio per questo l'onore conquistato e/o che ci viene dato deve essere rispettato. Ciò non significa che si debba obbligatoriamente vincere, esistono gli avversari, ma non significa nemmeno competere senza dare il 110% e avere la voglia di "mangiare la pista". Escluso Tamberi e pochi altri, ho visto delle gran interviste dopo gara in cui si ripeteva la stessa litania "sì ho sbagliato, ma sono soddisfatto/a lo stesso, imparerò dei miei errori,ecc..." nessuno davvero incazzato. Non si vince così. Per carità la prima causa dell'ennesima debaclè italiana non è questa. Mancano le strutture, manca un movimento coeso e finanziato che lavori su di noi sin da quando siamo bambini, l'educazione fisica (che io chiamere educazione sportiva) è una materia accessoria, ecc... tutte cose verissime, ma oltre che essere verissime diventano profezie che si autoavverano, nonchè giustificazioni. 

Nello sport c'è una regola non scritta che si realizza puntalmente "se ti abitui a perdere continuerai a perdere, se ti abitui a vincere continuerai a vincere". Come a scuola, se sei abituato a prendere 6 o 7, diventa normale, non hai lo stimolo per puntare a 8 o 9, i professori non se l'aspettano e non investono su di te, tutto si appiattisce. Così sta facendo l'atletica italiana: oltre ai suoi oggettivi problemi si adegua ad una mediocrità disarmante, gli atleti si dicono amareggiati, ma in realtà trovano scuse e motivi per essere felici.

Tante volte in queste pagine ho scritto di come un amatore debba essere contento se termina una maratona, al di là del risultato cronometrico. Ma cari ragazzi che rappresentate oltre che voi il nostro paese, voi no. Voi non potete esserlo, è la vostra vita, non potete sempre rimandare, non potete sempre trovare un motivo per sorridere quando non vincete o non vi qualificate almeno per una finale, ma dovete essere autocritici, incazzarvi, urlare, sudare. 

Non possiamo aspettare sempre che arrivi un fenomeno che ci sorprenda, non possiamo sempre aspettare, tipico atteggiamento italiano, che qualcun'altro ci migliori le cose, le strutture, gli allenatori o chissà cosa altro. Ora gambe in spalla e guardiamo al 2020 non con fiducia, ma con voglia di stupire.
Simone 
Runner451